In Italia, quando si parla di editoria, è impossibile non pensare a Mondadori. La sua presenza è talmente pervasiva nelle librerie, nelle scuole, nei giornali e persino nei fumetti, che viene quasi naturale darla per scontata.
Ma dietro quel marchio storico c’è una storia di oltre cento anni, fatta di intuizioni, conquiste, crisi, rilanci e, soprattutto, un’ambizione chiara: portare cultura e contenuti di qualità al più ampio pubblico possibile.
I numeri di un gigante
Partiamo da un dato di fatto: Mondadori è la più grande casa editrice italiana. Non si tratta solo di percezione, ma di numeri. Nel 2022, il Gruppo Mondadori ha chiuso l’anno con un fatturato superiore ai 900 milioni di euro, confermando la sua leadership in quasi tutti i settori editoriali in cui opera: libri trade, scolastici, periodici.
La sua quota di mercato nel settore librario è stimata attorno al 27%, un dato impressionante se si pensa alla frammentazione del mercato editoriale.
A questa posizione dominante ha contribuito una serie di acquisizioni strategiche: da Rizzoli Libri (oggi riorganizzata in Rizzoli Education) a De Agostini Scuola, fino alla recente acquisizione di Star Comics, editore di riferimento per manga e graphic novel. Tutto questo fa di Mondadori un ecosistema editoriale capace di parlare a tutte le fasce d’età e a tutti i gusti, con oltre 50 marchi editoriali sotto lo stesso cappello.
Dalle rive del Po a capitale dell’editoria
Eppure, tutto è cominciato in provincia. Siamo nel 1907, a Ostiglia, un piccolo centro sul Po, in provincia di Mantova. Qui il giovane Arnoldo Mondadori avvia una piccola tipografia. In pochi anni pubblica i primi libri per ragazzi e, nel 1929, lancia una delle collane più iconiche della letteratura popolare italiana: i Gialli Mondadori. È proprio da qui che nasce il genere “giallo” come sinonimo di noir in Italia.
Ma è negli anni ’30 che Mondadori comincia a fare sul serio: si assicura la pubblicazione di Topolino grazie a un accordo con Walt Disney, un colpo da maestro che consolida la sua reputazione come editore capace di coniugare cultura e intrattenimento.
Nel secondo dopoguerra, con l’Italia che riparte, anche Mondadori cambia marcia. Lancia Epoca, rivista di approfondimento ispirata a Life, e successivamente Panorama, che diventerà una delle voci più influenti del giornalismo italiano. Ma il vero spartiacque arriva nel 1965, con la nascita degli Oscar Mondadori, la collana tascabile economica che rivoluziona il modo di leggere in Italia. Libri accessibili, ben curati, distribuiti ovunque. Da quel momento, la lettura non è più un privilegio, ma un diritto.
Il passaggio ai grandi numeri (e ai grandi capitali)
Negli anni ’80, Mondadori sperimenta con la TV (ricordiamo Rete 4, prima del passaggio a Fininvest) e si apre ai mercati internazionali. Ma è proprio in questo periodo che si consuma una delle pagine più complesse della sua storia: lo scontro per il controllo del gruppo tra Carlo De Benedetti e Silvio Berlusconi, culminato nei primi anni ’90 con l’ingresso definitivo del gruppo Fininvest nel capitale di Mondadori.
Da quel momento, sotto la guida di Marina Berlusconi, il Gruppo si trasforma in una vera e propria holding culturale. Negli anni 2000, Mondadori spinge sul digitale, si allea con Kobo per il mercato degli e-reader, e acquisisce pezzi importanti del mondo editoriale italiano. Tra il 2015 e il 2022 mette a segno mosse decisive: Rizzoli, De Agostini Scuola, Star Comics. In parallelo, riorganizza la divisione libri e consolida quella scolastica. È la definitiva consacrazione come player editoriale a 360 gradi.
E oggi? Un gruppo multicanale, culturale e (sempre più) sostenibile
Oggi Mondadori è molto più di una casa editrice. È un gruppo multimediale che produce libri, riviste, contenuti digitali, prodotti per la scuola, eventi. Il suo modello punta sulla sinergia tra marchi, sulla forza distributiva (con la rete delle librerie Mondadori Store) e su una sempre maggiore attenzione alla sostenibilità.
Nel 2023 ha avviato il piano strategico ESG (Environmental, Social, Governance) con obiettivi concreti su riduzione delle emissioni, diversità di genere, responsabilità sociale. Insomma, Mondadori non guarda solo al profitto, ma alla costruzione di un ecosistema culturale più responsabile.
Mission e Vision: coerenti nel tempo?
E qui arriviamo a una domanda cruciale: un’azienda così grande, cresciuta per oltre un secolo, è rimasta fedele alla sua identità? Le sue dichiarazioni ufficiali parlano chiaro.
La mission di Mondadori è:
“Favorire la diffusione della cultura e delle idee attraverso prodotti, attività e servizi che soddisfino i bisogni e i gusti del più ampio pubblico possibile.”
La vision:
“Coniugare l’amore per la cultura e la qualità editoriale con le leggi del mercato, la propensione a intuire e anticipare i cambiamenti con il rispetto e la tutela dei valori alla base del ruolo dell’editore nella società civile.”
Parole forti, che esprimono l’ambizione di mantenere il ruolo dell’editore come pilastro culturale anche in un mondo dominato da logiche di consumo rapido e digitale.
E, a ben vedere, Mondadori sembra aver mantenuto fede a questa identità. Ha saputo trasformarsi senza perdere l’anima. Certo, qualcuno potrebbe osservare che la quantità rischia talvolta di superare la qualità, che l’espansione industriale potrebbe snaturare il valore culturale. Ma finora il bilanciamento ha tenuto. E l’impegno su sostenibilità, innovazione e valorizzazione dei giovani autori sembra andare proprio nella direzione indicata da missione e vision.
La storia di Mondadori è, in fondo, la storia dell’editoria italiana. Dai tascabili agli eBook, dai Gialli a Topolino, dalle riviste agli audiolibri, ha accompagnato (e spesso anticipato) i gusti e i bisogni del pubblico. Ed è diventata quello che è non per caso, ma per strategia, coerenza e coraggio imprenditoriale.
Oggi Mondadori è un colosso, sì, ma un colosso con un’identità chiara: fare cultura per tutti. E in un’epoca in cui la cultura è spesso messa da parte, questa è forse la sua missione più importante.