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Incredibile ma vero, la lettura è anti-aging

Ce lo conferma Chiara Puricelli nel suo Articolo su Invecchiamento e società, Psicologia dell’invecchiamento: la lettura ha un forte potere anti-aging.

La lettura previene l’invecchiamento

Secondo un recente rapporto ISTAT sulla lettura dei libri e sulla fruizione delle biblioteche in Italia, i risultati sulle abitudini letterarie degli italiani non sono molto confortanti: ne abbiamo parlato, ma giova rivedere alcuni dati.

Nel 2022 il 60% delle persone dai 6 anni in su non ha letto nemmeno un libro negli ultimi 12 mesi per motivi non prettamente scolastici o professionali.

Gli uomini sono più pigri delle donne quando si tratta di aprire un romanzo e in generale prevale il profilo del “lettore debole”, ovvero colui che legge al massimo tre libri in un anno.

I “lettori forti” (almeno 12 libri all’anno) rappresentano un misero 6,4%.

Infine, i lettori più accaniti si ritrovano tra i giovani fino ai 24 anni. La complicità della scuola che, al di là dei libri di testo, sprona gli studenti a leggere per il piacere di farlo, non basta a giustificare questa discrepanza tra ragazzi e non più giovanissimi nell’abitudine alla lettura, un vero peccato considerando che questa attività cela in realtà molti più benefici di quanto si possa immaginare. 

È stato infatti scientificamente dimostrato che mantenere attive le funzioni cognitive in generale (nulla di eclatante, sono sufficienti i semplici stimoli quotidiani, come appunto leggere, fare cruciverba o avere interazioni sociali) rallenta il declino cognitivo, creando una riserva neuronale che torna utile in età avanzata.

Allo stesso modo, riduce sensibilmente il rischio di demenza senile e mitiga le manifestazioni cliniche della malattia di Alzheimer in chi ne è già affetto.

Buono a sapersi, anche perché non tutti saranno felici di apprendere che il nostro cervello inizia a invecchiare già a partire dai 30 anni, con un calo dell’efficienza cognitiva dell’1% circa ogni anno. Niente paura, purché si conoscano tutte le precauzioni da prendere per rallentare questo fenomeno e un buon libro è una di queste. 

La lettura rappresenta uno dei modi migliori per intrattenere attivamente il nostro cervello. Proprio come una crema antirughe, tonifica diverse aree cerebrali, soprattutto quelle coinvolte nel ragionamento, nella comprensione del linguaggio e nelle emozioni, migliora la capacità di fare associazioni tra concetti, le abilità linguistiche e il cosiddetto problem-solving, cioè la capacità di risolvere problemi di qualsiasi genere, di prendere la decisione giusta nelle situazioni più disparate, a partire dalla normalissima vita di tutti i giorni. 

Ci sono basi scientifiche?

Certo. Si potrebbe immaginare la nostra rete di neuroni come la chioma rigogliosa di un grande albero. Ogni volta che stimoliamo il cervello con un compito, crescono nuovi germogli e spesso interviene un giardiniere che, potando le fronde nel punto giusto, elimina quelle in eccesso e mantiene i rami più utili, rafforzandoli. In termini scientifici, questa metafora prende il nome di “plasticità sinaptica”, ovvero la capacità dei neuroni di essere plasmati dall’esperienza, di creare e modificare continuamente le proprie connessioni in base agli stimoli provenienti dall’esterno, un’abilità che si mantiene per tutta la vita, anche durante la vecchiaia, ma che va costantemente allenata.

Uno studio americano coordinato dalla prof.ssa Stine-Morrow e pubblicato su Frontiers Psychology ha considerato gli effetti della lettura su alcune abilità mentali misurate attraverso test cognitivi. I partecipanti dovevano leggere un romanzo o una biografia su un I-Pad fornito dai ricercatori per almeno 90 minuti al giorno, cinque giorni a settimana. Dopo otto settimane, il gruppo sperimentale, confrontato con un controllo, ha mostrato un miglioramento significativo in due tipi di memoria, entrambi soggetti a un progressivo e naturale deterioramento legato all’età:

  • la memoria episodica, quella che ci fa tenere a mente ciò che è successo nei capitoli precedenti e che nella vita di tutti i giorni ci permette di ricordare eventi passati,
  • la memoria di lavoro, quella a più breve termine che fissa gli eventi nella mente anche quando il cervello è coinvolto in altre attività.

Leggere potrebbe essere quindi la pozione magica per conservare la propria memoria più a lungo, aprendo interessanti prospettive anche nel trattamento di malattie come l’Alzheimer o le altre forme di demenza senile. 

Ma c’è dell’altro. William Styron, scrittore e critico letterario statunitense, diceva che un buon libro dovrebbe regalare molte esperienze e lasciare “leggermente esausti” alla fine e sosteneva che, leggendo, si vivono diverse vite. Ciò significa che probabilmente l’impatto della lettura sul nostro cervello è più determinante di quanto si pensi. Ha voluto scoprirlo lo scienziato americano Gregory Berns, che ha oggettivamente studiato gli effetti della lettura sull’attività dei neuroni usando una tecnica chiamata risonanza magnetica funzionale, che permette di evidenziare in tempo reale le aree attive del cervello. In questo caso i partecipanti dovevano leggere qualche capitolo di un romanzo alla sera per poi sottoporsi all’esame la mattina successiva. Sorprendentemente, oltre all’attivazione delle regioni occipito-temporali, coinvolte nella vista e nella comprensione del linguaggio, tra le aree eccitate c’era anche quella sensoriale. Sembra infatti che leggere stimoli anche l’attività neuronale associata a sensazioni fisiche. Immersi nella lettura, non è raro immedesimarsi nei personaggi, arrivando quasi a percepire fisicamente quello che loro stanno provando durante la storia, il che può alterare la funzionalità della corteccia. Si tratta della cosiddetta semantica “embodied”, letteralmente “semantica incarnata”, un termine che in italiano suona un po’ rude ma che fa semplicemente riferimento alla possibilità che le parole evochino vere e proprie sensazioni, come se il lettore, tutto preso dalla storia, si trovasse fisicamente al posto del personaggio e facesse esperienza di quello che quest’ultimo sta vivendo in modo fittizio. 

E se un libro non ci piace?

C’è chi si lascia prendere dal sacro fuoco della lettura e si ostina a portarlo a termine anche se non piace, forse punzecchiato dall’inconscio senso di colpa che fa capolino quando si lascia qualcosa a metà. Altri invece, se la storia non prende dalle prime pagine, abbandonano volentieri la lettura e passano ad altro. Ciò significa che leggere non è un’attività esclusivamente razionale in cui le parole stampate si imprimono nella mente in una sorta di trasferimento passivo dalla carta al cervello ed è proprio il coinvolgimento emotivo a fare la differenza, anche in questo caso con una spiegazione scientifica. Quando leggiamo, infatti, oltre alle aree visive e del linguaggio citate prima, che appartengono alla corteccia cerebrale, vengono attivate anche numerose regioni più profonde, come l’amigdala, l’ipotalamo o i nuclei della base, che fanno parte del cosiddetto sistema limbico. Dal punto di vista evoluzionistico, il nostro cervello potrebbe essere paragonato a una struttura “a matrioska”, dove le componenti più interne sono quelle più antiche e conservate da migliaia di anni, mentre i gusci più esterni, come la corteccia cerebrale, sono, per così dire, più “giovani”, cioè acquisiti più tardivamente durante l’evoluzione umana. Si dà il caso che il sistema limbico sia tra le parti più profonde del cervello, responsabili del controllo delle emozioni, del comportamento, della memoria, tutte funzioni essenziali per la sopravvivenza e di conseguenza ben conservate dai tempi primordiali. Qui la regina dei neurotrasmettitori è la dopamina, che contribuisce ad attivare i circuiti dell’appagamento, della ricompensa e, in generale, del piacere. Quando leggiamo, quindi, oltre alle parti più “razionali” e controllabili del nostro cervello, si attivano anche circuiti più intimi e sconosciuti, che ci fanno dire “Che bel romanzo!” oppure ci fanno accantonare il libro per non riaprirlo più. 

Considerando l’effetto protettivo della lettura sull’invecchiamento della mente e non solo, quale migliore occasione per invertire la tendenza a leggere poco che l’ISTAT hai riscontrato tra gli italiani? Invecchiare è inevitabile, ma annoiarsi è facoltativo e la lettura potrebbe essere un modo intelligente di impiegare il tempo anche per chi ha una propensione alla pigrizia. In fondo non si tratta sicuramente di un’attività che fa venire il fiatone, anzi, molti potrebbero scoprire che, oltre che rilassante (il fatto che aiuti ad addormentarsi la dice lunga), la lettura può essere coinvolgente, per non dire entusiasmante, e aiuta a viaggiare con la mente, allenandola, pur restando fisicamente comodamente seduti sul proprio divano. 

Allora, che ne dici di dare un occhiata al nostro store?

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